Invisibile quasi per tutti

Il conforto è un sentimento che tutti noi cerchiamo quando siamo stati feriti nel nostro intimo. A volte subiamo tradimenti, anche dai nostri stessi familiari; lutti, malattie … e il conforto che cerchiamo non arriva. Al contrario arriva lo sconforto e il desiderio di essere invisibile, per non essere ferito ancora una volta. Questo è accaduto a Fxxxx incontrato alla stazione di Milano dove si nascondeva sia dal suo luogo di provenienza (la Romania), dalla sua famiglia e persino dagli sconosciuti. Infatti era dietro la bottiglia dell’alcool che trovava rifugio, ma quella bottiglia non era mai abbastanza grande per renderlo invisibile.La depressione lo avvolgeva e cercava di farla finita, ma ,quando gli parlammo del Signore, incoraggiandolo, si ricordò della grazia che aveva conosciuta nel suo paese, quando frequentava una comunità evangelica. Il nostro incoraggiamento e interesse al suo problema lo ha spinto a compiere un atto di fede, riacquistando fiducia nel prossimo. Il cambiamento in lui era palese tanto che lo spingeva anche ad aiutarci, nell’opera caritatevole che la nostra associazione compie in quella stazione. Ci guidava verso i senzatetto che come lui si rendevano invisibili. La gioia più grande l’abbiamo provata quando ha cominciato a frequentare la chiesa locale e anche se ha avuto dei periodi di allontanamento è ritornato a godere della comunione fraterna. Ringraziamo il Signore come ha un metodo diverso per ognuno; solo Lui conosce i cuori e i reali bisogni.

L’amore supera i muri

Se c’è una cosa che non conosce ostacoli è l’amore. Si può amare dalla stanza più profonda di un carcere; si può amare anche senza parlare e lo si può fare anche ad una distanza di  7.500 km. Questo è quello che ci ha insegnato “Amico”. Amico era il soprannome di un ragazzo conosciuto alla stazione di Milano che veniva dalla Cina. Aveva fatto una scelta d’amore nei confronti della sua famiglia lontana. Aveva scelto di vivere per strada, malgrado fosse un cuoco e lavorasse come tale, pur di mandare quanto risparmiato alla sua povera famiglia. Questo gesto ci ha colpito particolarmente. In un italiano incomprensibile ci ha dimostrato di essere un credente, incominciando così a frequentare i nostri incontri comunitari. Con dolcezza, sempre senza parlare ma con  gesti e soprattutto con i sorrisi, che solo un vero amico sa dare, ci ha anche insegnato a cucinare i cibi cinesi. Da questo incontro abbiamo imparato che se in noi c’è l’amore di Cristo Gesù, non ci sono ostacoli per offrire la luce di un sorriso. “Così dunque, finché ne abbiamo l’opportunità, facciamo del bene a tutti; ma specialmente ai fratelli in fede,” (Galati 6:10)

Un Angelo sporco

Angelo era proprio il nome di quel ragazzo che notammo sdraiato su di una panchina di piazzale Lorenzo lotto a Milano. Ci avvicinammo dopo aver parcheggiato il nostro camper poco lontano.Volevamo offrirgli qualcosa da mangiare, ma il suo aspetto trasandato aveva attratto la nostra attenzione. I suoi pantaloni erano logori e macchiati. Gli abbiamo offerto il nostro aiuto. Nell’accettare cibo e vestiti lo invitammo con noi sul nostro  camper. Nel tragitto non perdemmo occasione di parlargli dell’amore di Gesù e avendo soddisfatto le sue richieste, ne fece ancora una. Per noi fu la Più importante: volle regalato un nuovo Testamento. Rimanemmo basiti  anche perché disse :” lo leggerò volentieri!” Questo ragazzo aveva lasciato la sua Salerno alla volta di Milano, magari seguendo sogni e speranze, tuttavia si era ritrovato ad elemosinare anche un giubbotto per ripararsi dal freddo. Dopo il nostro unico  incontro se ne andò felice. Non sappiamo quale via abbia preso, noi però abbiamo la certezza che nel vangelo troverà la via per la salvezza, così come è stato per ognuno di noi.  Gesù dice in Giovanni 14:6 “Io sono la Via la Verità e la Vita”.

La panchina solitaria

Su di una panchina della stazione centrale di Milano sedeva una donna con la sua borsa vicina. Sembrava stesse aspettando di partire, ma il suo sguardo era perso nel vuoto. Il suo treno che l’avrebbe portata lontano dai suoi problemi, non partiva mai. Oltre a ciò la sofferenza nel fisico la accompagnava forse da un bel po’. Infatti i suoi piedi costretti in dei sandali fuori misura, le provocavano dolore e gonfiore ma anche un sanguinamento che riusciva a tamponare a malo modo con dei fazzoletti di carta. Noi dell’associazione di volontariato, eravamo rimasti basiti da quell’immagine di sofferenza: bisognava agire! Ci accostammo per offrirle da mangiare ma volevamo in qualche modo curare le sue ferite. Con l’aiuto dell’unità mobile abbiamo provveduto a degli indumenti adeguati. Ma la forte emozione l’abbiamo vissuta quando ci siamo chinati per lavare e medicare i suoi piedi: Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio se ne tornava, si alzò da tavola, depose le sue vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse. Poi mise dell’acqua in una bacinella, e cominciò a lavare i piedi ai discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio del quale era cinto. (Giovanni 13) Esercitando questo atto di umiltà, il volto di quella  donna cambiò espressione. I suoi occhi non riuscivano a trattenere le lacrime, nel frattempo annunciavamo le parole di speranza racchiuse nel sacrificio di Cristo Gesù. L’esperienza la porteremo sempre nei nostri cuore anche perché quella donna infine  ha anche accettato di pregare con noi.

Dai tropici al freddo della stazione

Sicuramente le passeggiate notturne offrono scenari ben diversi da quelli illuminati dal sole. Forse tetri per certi aspetti, tuttavia nelle stazioni ferroviarie si aggirano persone con storie più tetre del luogo stesso. Il caso di Vincent (nome di fantasia) mi ha colpito particolarmente. Subito al primo incontro,  si poteva scoprire la tristezza del suo volto ma non ha negato la sua voglia di dialogare. Mentre parlava, raccontava che dal caldo delle isole Mauritius si era ritrovato solo e disoccupato da oltre un anno, costretto a vivere di elemosina. Aveva bisogno di cure, quale occasione migliore per presentare il Signore Gesù, come colui che può ogni cosa. Da quel giorno grazie alla nostra associazione, ha trovato lavoro e continua con lui un rapporto telefonico, affinché si adempie l’insegnamento del buon samaritano descritto in Luca 10:35  “prenditi cura di lui e al mio ritornò ti darò la ricompensa” 

Il logorroico

Di esperienze nelle nostre ronde alla stazione Porta Garibaldi di Milano, se ne fanno tante e diverse le une dalle altre. Certamente i senzatetto e i disadattati accettano il nostro aiuto materiale e molti ci accolgono quando gli offriamo la possibilità della vita eterna, attraverso la Croce di Gesù. Dobbiamo riconoscere però che il nemico delle nostre anime non è così contento! Sfodera le sue armi per proteggere il suo patrimonio umano. Usa ogni mezzo pur di non lasciare libera un’anima. Un esempio degno di nota è quello di un giovane Siciliano: aveva accolto favorevolmente il messaggio di salvezza, ci ascoltava sempre condividendo anche con altri, che Gesù può salvare. Un sabato però ebbe un cambio di rotta, cominciò a inondarci con una valanga di parole. Fu così logorroico che non riuscimmo più a ribattere. Alla fine del suo monologo però confessò che il suo modo di fare era un arma di difesa: parlare per non ascoltare! Dopo l’annuncio della parola aveva capito che doveva cambiare vita, ma il problema era che non era pronto a farlo. Non lo abbiamo più rivisto; a noi resta però l’arma più potente, quella della preghiera. “Esorto dunque, prima di ogni altra cosa, che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini” (1 lettera a Timoteo 2:1)

La forza della preghiera

La nostra vita è costellata di ricordi, frutto anche di esperienze che lasciano forti emozioni. Nella vita del credente poter assaporare, come dice la scrittura: “ la gioia di donare” (Atti 20:35) sicuramente scolpisce in modo indelebile la nostra memoria. Andando alla stazione centrale di Milano, non per prendere il treno ma per distribuire beni di prima necessità, si possono incontrare persone come Eric, un minorenne africano solo ed affamato. Sicuramente la lingua è un ostacolo ma non per la potenza di Dio.  Infatti senza grossi problemi siamo riusciti a procurargli un posto nel dormitorio più vicino. La macchina sociale ed assistenziale si è messa in moto e così la sua vita ha cominciato a delinearsi in una nuova forma.  In realtà la riuscita della nostra impresa era dovuta alle preghiere che sua madre credente elevava a Dio. La misericordia del Signore ha mandato la nostra associazione come risposta alle sue preghiere. Successivamente ci è giunta notizia che oltre ad avere un lavoro regolare ha accettato il Signore come personale Salvatore suggellando la sua scelta con il battesimo in acqua. Il Signore Gesù ha mostrato clemenza verso i nostri sforzi e l’intercessione della madre realizzando così, proprio le parole degli Atti degli apostoli: “In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando così, e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”

Una sola occasione…

Nella parabola del gran convito raccontata nel vangelo di Luca 15 è scritto così: Va’ presto per le piazze e per le vie della città, e conduci qua poveri, storpi, ciechi e zoppi”. Poi il servo disse: “Signore, ciò che hai comandato è stato fatto e c’è ancora posto La voglia di presentare il Signore come personale Salvatore oltre ogni religione, credo o condizione sociale ci spinge ad accogliere chiunque incontriamo. Spesso dopo aver distribuito viveri e vestiti, in quel crogiolo che è la stazione centrale di Milano, per non lasciare niente al caso si fa ancora un giro. E proprio in questo nostro ricontrollare che abbiamo incontrato un Musulmano arrivato in Italia da circa 30 anni; all’età di 50 anni si ritrovava ad avere una storia, prima innalzata alle stelle e poi sbattuta in un fosso. Aveva voglia di raccontarsi, professando la sua fermezza nella religione; diceva di aver lavorato nel campo della ristorazione, per poi avere un ristorante suo. Tuttavia aveva perso tutto. Avendolo accolto senza pregiudizi, ha accettato di pregare questo Dio, da noi annunciato. Abbiamo avuto solo quella opportunità e l’abbiamo sfruttata, perché da quel momento non lo abbiamo più rivisto. Sperando che l’opera salvifica si sia adempiuta in lui, rivolgiamo l’invito a non perdere occasioni di annunciare il Regno di Dio.

Divorziato con se stesso

 Sentire parlare di divorzio non fa più notizia, ha la stessa valenza del dire: “sono stato dal barbiere” non interessa a nessuno, eppure l’esistenza dei mal capitati viene sconvolta sia psicologicamente che socialmente. Accadde questo a Rxxxxx un uomo di 40 anni, finito sulla strada a causa della perdita del lavoro. Questo triste avvenimento è stato il fattore scatenante che l’ha portato al divorzio con sua moglie. Pur essendo nel bisogno tutte le volte che lo abbiamo incontrato alla stazione Garibaldi di Milano, ha sempre mostrato dignità nel proporsi, tuttavia la vergogna gli impediva di chiedere aiuto anche solo per un panino. Una sera si è presentata la giusta occasione, per mostrare l’aspetto amorevole del nostro Signore; così raccontando la testimonianza personale di salvezza, abbiamo conquistato la sua fiducia ed insieme abbiamo pregato il Signore. Nel tempo lo abbiamo sempre incontrato li in stazione e si univa a noi nei canti e nella preghiera che elevavamo insieme. La potenza di Gesù si era manifestata nella sua debolezza, iniziando un processo di redenzione. Successivamente ci è giunta notizia  che aveva cominciato a frequentare, in modo assiduo, la chiesa evangelica nel quartiere Gianbellino. Il Signore ha compiuto un opera grande perché lo ha fatto divorziare dalla vita triste e disperata che lo avvolgeva, donandogli una famiglia spirituale con cui condividere il suo affetto.  La bibbia ci attesta che raccontare le innumerevoli liberazioni e benedizioni che abbiamo ricevuto, attrae i perduti desiderosi di giustizia. Quindi apriamo sempre la nostra bocca per testimoniare alla gloria di Dio. La mia bocca racconterà ogni giorno la tua giustizia e le tue liberazioni, perché sono innumerevoli (Salmo 71:15)