Dal sogno all’incubo

Nel titolo di questa testimonianza è racchiusa la verità delle società moderne. Questa è la storia di Junior (nome di fantasia) un ragazzo di colore incontrato nel sotto-passo della stazione di Milano Lambrate. Da tempo in quel luogo e nei vagoni fuori sevizio aveva stabilito la sua dimora, vivendo alla giornata, con le elemosine dei passanti. Forse è lecito pensare che  non ha niente di eccezionale la sua storia, se non fosse che è arrivato nel nostro paese grazie ad una adozione. Un giorno però la sua famiglia lo ha scaricato lasciandolo al triste destino della strada. Solo, abbandonato, triste, senza prospettive, nel suo volto era  celata una richiesta di aiuto che però faceva fatica a  esternare.  Con la compassione del Signore, abbiamo mosso il primo passo verso di lui dandogli del cibo e poiché era un cristiano, abbiamo pregato insieme, lasciando che lo Spirito Santo scendesse a consolare il suo cuore. Da quel momento ci viene a fare visita al sabato, per ringraziare questo Dio che aveva operato nella sua vita. Il Signore gli ha donato prima la sua benedizione e poi ha provveduto per lui un lavoro e una dimora, adempiendo alla promessa  scritta nel Salmo 72:  Egli avrà compassione dell’infelice e del bisognoso e salverà l’anima dei poveri 

Lavorare dietro le quinte

C’è un lavoro nascosto, che però è necessario per andare avanti, proprio come il motore di una macchina, che non si vede, ma deve funzionare: il lavoro amministrativo. Potrà sembrare “freddo e formale”, ma è necessario. Mi occupo della contabilità, del bilancio, dei pagamenti, dei permessi, delle autorizzazioni, insomma di tutta la parte legale, fiscale, amministrativa, organizzativa e di marketing. E’ complesso e a volte fa spazientire: quando vedi che ottenere permessi per aiutare i bisognosi diventa un’impresa titanica, quando mandare aiuti umanitari all’estero diventa difficile come ottenere un colloquio con il Presidente del Consiglio dei Ministri, è scoraggiante. Però dà grandi soddisfazioni! Una delle mie funzioni è richiedere l’autorizzazione ai carceri per gli accompagnamenti nei permessi premio per i detenuti. Ricordo che conobbi uno di questi detenuti per i quali inviavo le richieste: era un ragazzo giovane che una mattina venne in chiesa accompagnato da un nostro volontario. Mi disse “grazie”. Mi misi a piangere, perché solo in quel momento realizzai che quei giorni di libertà (all’incirca uno al mese) furono possibili grazie ai permessi che inviavo. Lavorare dietro le quinte è dura, ma so che è utile per gli altri e lo voglio fare al meglio!

Angelo

Ricordo un episodio che mi ha colpito. Eravamo in piazzale Lotto. Dopo aver parcheggiato il Camper poco lontano ci siamo avvicinati a una panchina dove era sdraiato un ragazzo. Il suo aspetto era molto trasandato, pantaloni stracciati, sporco. Ci siamo presentati, gli abbiamo offerto del cibo che ha preso volentieri e gli abbiamo chiesto se aveva bisogno di vestiti. Lui ci ha risposto che gli serviva un giubbotto di jeans. Lo abbiamo invitato a seguirci al Camper. Durante il percorso abbiamo parlato. Ci ha raccontato della sua famiglia, era di Salerno. Da parte nostra non avevamo ancora accennato al discorso della fede  in Gesù. Arrivati al Camper il fratello Alessandro ha trovato un giubbotto che gli andava a pennello. Lui era felice. Alla domanda :”ti serve altro?” ha risposto: “se avete un Nuovo Testamento lo leggerò volentieri”. Ci siamo guardati meravigliati. Gli abbiamo dato il N T. Se ne è andato felice. Non lo abbiamo più visto. Ha il suo nome era “Angelo”

Amico

How bo… Penso si chiamasse così  ma per noi il suo nome, era “amico”  un vero amico cinese. Quando lo abbiamo incrociato nella stazione di Milano Porta Garibaldi parlava un italiano incomprensibile, ma questo non era importante… Il suo comportamento era affettuoso e non chiedeva nulla. Solo se noi insistevamo allora accettava le cose che gli proponevamo.  Un cristiano cinese che viveva per strada,  lavorava per inviare i soldi ai famigliari in Cina che non sapevano della sua situazione e per risparmiare l’affitto di una camera dormiva in strada. Appena lo abbiamo incrociato immediatamente  ha condiviso  il nostro obiettivo e ha partecipato  sempre alle preghiere insieme. È  venuto in chiesa per diverso tempo e con dignità ed amore ha partecipato  agli incontri  comunitari. Ci ha insegnato a cucinare molteplici piatti di cucina cinese (la sua professione  era quella di cuoco) ed un giorno abbiamo organizzato in chiesa una mattinata e, seguendo i suoi consigli, abbiamo “imparato” la sua cucina. La nostra relazione non è mai stata improntata sulle parole ma solo sui sorrisi e i gesti di accoglienza.  Il Signore lo ha protetto e lo protegge. Da “amico” abbiamo sempre avuto incoraggiamenti e mai momenti di sconforto. Abbiamo imparato da lui e dai suoi sorrisi che non è  importante parlare ma è  fondamentale amare.

Desiderio realizzato

Gesù gli rispose: «Tu non sai ora quello che io faccio, ma lo capirai dopo». Giovanni 13:7 Tutto  è iniziato con il mio lavoro in ospedale, dove ho potuto conoscere tante persone, in modo particolare un medico per cui sentii forte il bisogno di scrivergli una lettera e parlargli dell’amore di Dio. Da quella prima lettera ne sono seguite altre, poi sono arrivati gli incontri e quando si è aggravato gli siamo stati vicino. Dopo la sua morte il desiderio di poter entrare in quei luoghi era molto forte. Negli anni siamo ritornate nello stesso reparto per portare conforto e materiale cristiano. Essendo la nostra vita fondata sulla fede, abbiamo pregato molto per poter svolgere un servizio di volontariato proprio nell’ospedale in cui era nato tutto. Non sempre  riusciamo a capire come il Signore si muove, ma è meraviglioso il Suo piano Divino ed un onore essere dei suoi strumenti!

L’amore per i più indifesi

Ho sempre desiderato lavorare con i più piccoli. In chiesa ho avuto occasione di costruire marionette dai ritagli di stoffe, per l’intrattenimento dei più piccini. Ho dovuto purtroppo mettere da parte il mio sogno a causa di alcune vicissitudini personali. Grazie a Dio ho potuto riprendere con passione ciò che avevo nel cuore partecipando ai progetti che AED promuove negli ospedali delle Marche. Come dice il Signore: “Lasciate che i fanciulli vengano a me e non glielo vietate perché di essi è il Regno dei Cieli”. Così sia!